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venerdì 24 maggio 2013

Dopo la tempesta torna il sereno ??

Dopo settimane di rialzi miracolosi e bassa volatilità ieri su molti mercati azionari si sono visti sostanziosi ribassi ed il ritorno del nervosismo, tutto sommato le borse Americane hanno retto mentre Europa e Giappone hanno sofferto.
L'elemento scatenante pare siano state le parole del presidente della FED, ma nella realtà l'innesco è in Giappone dove la dissenata politica monetaria sta causando un brusca impennata dei rendimenti obbligazionari (il decennale è raddoppiato in una mese) che, in un paese con il trapporto debito/PIL oltre il 200% non è effetto desiderabile.
Per molti operatori di mercato è stata l'occasione per prendere profitto dopo il rally che prosegue da inizio 2013 ma l'impressione è che la correzione avrà vita breve, con la tendenza di fondo ancora saldamente rialzista e lo strabismo di mercato che porta a dar peso solo ai dati positivi, trascurando quelli negativi.
Con la liquidità delle banche centrali il mondo finanziario stà facendo affari d'oro che gonfiano commissioni e bonus, è difficile che scelgano di rinunciarvi se non costretti.

giovedì 25 aprile 2013

Incredibile: le azioni entrano nei portafogli delle banche centrali.

L'economia arranca e il panorama politico, quantomeno in Italia, non fornisce certezze e garanzie di rapidità e incisività d'intervento. Eppure, da giorni si assiste a un rialzo dei mercati azionari e ad una distensione dello spread. Come giustificare questo andamento? Come noto, le politiche di sostegno all'economia adottate da tempo da importanti Banche centrali quali la Fed negli Usa, la BoE nel Regno Unito e la nipponica BoJ hanno fornito liquidità ai mercati, creando una situazione di 'scollamento' rispetto alle dinamiche strettamente economiche. Ma ora  sono gli stessi governatori, in cerca di rendimenti per mettere a frutto le riserve di cui dispongono, a puntare sulle azioni.
Da un sondaggio condotto su 60 banchieri centrali, emerge infatti che il 23% ha investito in azioni o pianifica questa tipologia di impiego della liquidità.

Normalmente, i banchieri centrali investono in obbligazioni ad altissimo rating, facilmente liquidabili in caso di necessità. Ma questa montagna di soldi, nel momento in cui i bond rischiano di rendere meno dell'inflazione, perderebbe rapidamente valore se non si rischiasse qualche investimento più redditizio. Ad esempio, a fronte di un'inflazione europea dell'1,7% l'indice redatto da BofA che traccia il rendimento offerto dal debito sovrano indica un livello dell'1,3% circa. Paradossalmente, sono stati proprio i programmi delle Banche centrali a portare i rendimenti dei bond così in basso. Tornando ai 60 governatori del sondaggio, proprio i bassi rendimenti delle obbligazioni hanno convinto la metà di questi ad assumere maggiori rischi. Quattordici di loro hanno già investito in azioni o lo suggeriscono nell'arco del prossimo quinquennio.

Date le masse di denaro che muovono le banche centrali diventa comprensibile in rally prolungato delle azioni che si contrappone ad un'economia reale fiacca o in profonda recessione; si stanno gettando le basi della prossima, devastante, bolla speculativa ?

lunedì 1 aprile 2013

Le grandi banche Italiane sono una buona scommessa ?

Posto che la variabile politica, sia in chiave Italiana che Europea, sarà la determinante della direzionalità dei mercati nelle prossime settimane, possiamo tentare di capire se le due princiapali banche Italiane possono essere guardate come un buon investimento per il futuro.
Secondo quanto argomentato nelle sale operative, Intesa Sanpaolo è visto come una quality stock nel settore bancario italiano. Diversi analisti ritengono infatti che il titolo ai prezzi attuali offra il miglior profilo di rischio/rendimento. A scommettere sul titolo sono gli analisti di Banca Akros che invitano ad accumulare in portafoglio Intesa Sanpaolo, pur mantenendo un atteggiamento improntato alla cautela nei confronti del settore bancario che risente ancora del debole contesto economico italiano.
A guardare con interesse ad Intesa Sanpaolo sono anche i colleghi di UBS che oggi hanno diffuso un report nel quale hanno individuato otto banche, sia europee che americane, che vantano una maggiore solidità rispetto alle altre. Tra queste troviamo anche Intesa Sanpaolo per il quale è stata confermata la raccomandazione “buy”, dal momento che il titolo viene scambiato solo 0,4 volte il valore di libro, mentre il Roe è stimato intorno al 4,5% quest’anno, quasi il doppio rispetto al 2,5% del 2012. Da segnalare anche che Intesa Sanpaolo ha un interessante dividend yield, di poco superiore al 4%.
Più cauti invece i giudizi su Unicredit a partire da quello di Kepler che proprio quest’oggi ha confermato la raccomandazione “hold” sul titolo, con un prezzo obiettivo a 4,1 euro.
A puntare sulle azioni dell’istituto di Piazza Cordusio sono i colleghi di Equita SIM che invitano all’acquisto con un prezzo obiettivo rivisto da 5,5 a 5,3 euro. Buone notizie anche da Deutsche Bank che dopo la diffusioe dei risultati 2012 di Unicredit, ha mantenuto invariato il rating “buy” sul titolo, con un fair value a 4,9 euro. La banca tedesca, in riferimento ai conti del quarto trimestre dello scorso anno, ha parlato di una debolezza maggiore del previsto per via di accantonamenti sulle perdite su credit superiore alle aspettative. Gli analisti, anche in ragione di ciò, hanno deciso di rivedere al ribasso le stime di Unicredit riferite all’anno in corso e al prossimo.